Lago Dimon

Coordinate GB X: 2371646.30860 Y:5158965.62650
Quota Min: 1855.00 Max:2031.00
Località Lago Dimon
Fotografie Fotografie e schemi del geosito
Grado di interesse Regionale
Interesse primario Didattico,Geomorfologia
Interesse secondario Escursionistico,Paesistico,Geologia Stratigrafica
Esposizione naturale Si
Esposizione artificiale No
Geosito panoramico Si
Visibile da lontano No
Accesso Veicolo Fuoristrada (Facile)
Periodo di visita Estate-autunno.
Note Il lago è raggiungibile via Ligosullo-Valdajer con strada sterrata (a traffico regolamentato) non ripida ma che può presentare tratti dissestati.
Stato di conservazione Buono
Tipo Paesaggio Paesaggio Alpino
Tipo Amb. Paesaggistico Canali della Carnia
Note vincoli zonazione
Proposta tutela Consigliabile
Descrizione del degrado
Descrizione
Le evidenze geomorfologiche racchiuse in questo sito sono molto didattiche ed esemplificative di un contesto montano che fino a circa 15.000 anni fa era ancora rivestito dai ghiacci. E' utile elencarle nell'ordine del proprio sviluppo temporale.
a) La conca di esarazione glaciale del Monte Dimon (versante Sud-Ovest) si è generata durante la glaciazione würmiana. In passato (Pleistocene Inf.- Medio), era ancora unita a quella del vicino Monte Paularo formando un'unica area di circo glaciale ampia oltre 1 kmq. Furono le erosioni torrentizie, attive alla testata del Rio Maurán dopo la scomparsa dei ghiacci, a minarne la continuità, finendo con l'isolare la conca del Monte Dimon da quella, oggi meno pronunciata ed evidente, del Monte Paularo.
Dopo la glaciazione würmiana, nella conca esarativa del Monte Dimon stazionò per breve tempo anche un piccolo ghiacciaio tardo-würmiano. Al ritiro e scomparsa del ghiacciaio würmiano prima (circa 20.000 anni fa) e tardo-würmiano poi (circa 15.000 anni fa) la conca del Monte Dimon fu occupata dal laghetto omonimo. L'invaso fu propiziato dall'esarazione glaciale würmiana che aveva modellato l'area a forma di conca, generando una soglia di contenimento, proprio lì dove oggi sgorga l'emissario. L'estensione originaria del lago era maggiore di almeno un terzo rispetto all'attuale.
b) La conca si liberò definitivamente dai ghiacci circa 15.000 anni fa, limitandosi ad ospitare, nel suo tratto Sud-orientale, un piccolo nevaio perenne simile a quello che attualmente occupa la Conca Prevala (Sella Nevea). Anch'esso, alla fine del Pleistocene (circa 10.000 anni fa), risentì del generalizzato rialzo termico e finì per scomparire. Sul nevaio che occupava il margine Sud-orientale della conca si riversò un frana a grossi blocchi ancor oggi visibile. Precipitò da una retrostante parete modellata nelle vulcaniti basiche della Fm. del Dimon. Si distribuì al fronte del nevaio replicandone il perimetro esterno. Ancor oggi la disposizione dei massi di frana testimonia la posizione più avanzata occupata, molte migliaia di anni fa, dall'antico nevaio.
c) Al margine Sud-orientale della conca glaciale (un settore particolarmente importante nell'evoluzione del sito) si sviluppò il principale immissario del Lago Dimon. Il rio era inizialmente dotato di intensa capacità erosiva. Lo si deduce dalla morfologia erosiva post-glaciale della sua area di testata e dal corrispondente deposito che ha generato, equivalente alla porzione asportata a monte. Il deposito, interamente conservato, è rappresentato da un perfetto delta-conoide lacustre.
L'intero rio, dalle sorgenti al margine esterno del delta-conoide, non supera i 300 m di lunghezza. Rappresenta, proprio per questa sua miniaturizzazione, un esempio didattico di “morfologia dinamica” tra i più efficaci. Da notare come l'attuale forma e perimetro del lago siano stati influenzati dall'avanzamento del delta-conoide.
e) La propensione all'erosione a monte e alla contemporanea deposizione a valle da parte del rio immissario fu inizialmente alta in funzione di un clima particolarmente piovoso e di un substrato fratturato ancora privo di copertura erbosa e arbustiva. Queste condizioni erano con tutta probabilità presenti durante e immediatamente dopo la totale deglaciazione dell'area, intorno a 15.000 anni fa. Successivamente (non è dato di conoscere quando), gli apporti erosivi divennero prima meno abbondanti, poi più scarsi e infine cessarono del tutto per una lentissima ma progressiva estensione della vegetazione che finì per colonizzare anche la superficie emersa del delta-conoide lacustre, ormai non più attivo (o quiescente). Trovarlo coperto da erba folta e privo di detriti alluvionali suggerisce che i territori a monte - per il momento - non stanno subendo erosione.
Giudizio La lunga salita che da Ligosullo, nell'alta Carnia orientale, porta ai 1852 m del Lago Dimon è premiata dalla serenità che infonde il luogo e da quel piacere sottile che è sempre trasmesso dalla conoscenza della storia di un territorio, tanto antropica quanto naturale. I dati geomorfologici, particolarmente chiari e leggibili, evidenziano l'effetto locale dell'esarazione würmiana e soprattutto la risposta del territorio alla deglaciazione e al nuovo condizionamento climatico.
Commenti aggiuntivi
Bibliografia
VENTURINI C. (2003) - Il Friuli nel Quaternario: l'evoluzione del territorio. In: Muscio G., a cura di, (2003) - Glacies. L'età dei ghiacci in Friuli: ambienti, climi e vita negli ultimi 100.000 anni. Catalogo della mostra. Comune di Udine, Museo Friul. St. Nat., 23-106.

VENTURINI C., PONDRELLI M., FONTANA C., DELZOTTO S. & DISCENZA K. (2001) - Carta geologica delle Alpi Carniche- Geological map of the Carnic Alps, scala 1:25.000 (foglio occidentale Sappada-M. Dimon). S.EL.CA Firenze, 630 kmq.

VENTURINI C. (2006) – Evoluzione geologica delle Alpi Carniche. Museo Friulano di Storia Naturale, Comune di Udine, pubbl. 48, 220 pp.