Conoide e Magredi dei Torrenti Cellina e Meduna

Coordinate GB X: 2347893.95770 Y:5100558.45280
Quota Min: 230.00 Max:230.00
Località Torrente Cellina - Fiume Meduna
Fotografie Fotografie e schemi del geosito
Grado di interesse Regionale
Interesse primario Geomorfologia
Interesse secondario Naturalistico,Paesistico,Sedimentologia
Esposizione naturale Si
Esposizione artificiale No
Geosito panoramico No
Visibile da lontano Si
Accesso Automobile (Molto facile) - A Piedi (Facile)
Periodo di visita Tutto l'anno.
Note Facilmente raggiungile a piedi o in bicicletta. Visto che gran parte dell'area è sottoposta a tutela ambientale di vario tipo, l'accesso in macchina è limitato ad alcune zone.
Stato di conservazione Medio
Tipo Paesaggio Paesaggio dell'Alta Pianura
Tipo Amb. Paesaggistico Magredi e Ghiaie del Meduna, Cellina e Colvera
Note vincoli zonazione
Proposta tutela Superflua
Descrizione del degrado
Descrizione
I Magredi rappresentano una zona arida del conoide alluvionale del Cellina-Meduna, arroventata dal sole nei mesi estivi e battuta dal vento e dal gelo nei mesi invernali. La porzione pordenonese dell'Alta Pianura Friulana è caratterizzato in generale da una marcata pendenza e da una elevatissima permeabilità, pertanto mancano corsi d'acqua superficiali a regime costante. Ne consegue un'elevata aridità del suolo che si manifesta in fenomeni siccitosi anche a breve distanza dalle singole precipitazioni meteoriche. La somma di questi fattori favorisce una vegetazione steppica che caratterizza i Magredi, termine che indica appunto un terreno magro. Si sviluppano su un drappo di terreni ghiaiosi che fascia la pedemontana pordenonese fino al confine con la linea delle Risorgive. I detriti sono di origine calcarea e calcareo-dolomitica provenienti dai bacini del
Cellina, Meduna, Cosa, Colvera e Tagliamento. La fasi finali di formazione ed aggradazione dei conoidi del Cellina e del Meduna sono databili dall'ultima espansione glaciale, fino al Pleistocene superiore. A questo periodo infatti vengono
attribuiti 30 m di sedimenti alluvionali del Cellina che giacciono al di sopra di un paleosuolo preesistente.
Più complessa l'evoluzione del Meduna: per questo torrente la presenza delle colline nei dintorni di Sequals ha rappresentato un ostacolo che ha deviato le sue acque ad Est, verso Travesio, lobo che è stato attivo dal pleniglaciale all'inizio dell'Olocene. Solo successivamente il Meduna ha alimentato la porzione più occidentale del suo conoide (lobo di Arba). I sensibili cambiamenti climatici olocenici e le conseguenti variazioni del livello del mare hanno determinato, per entrambi i torrenti, una progressiva diminuzione degli apporti solidi, con conseguente approfondimento dell'alveo all'interno dei conoidi precedentemente deposti, formazione di terrazzi e deposizione di materiali in una posizione più meridionale. I movimenti neotettonici di questo settore delle Prealpi hanno portato alla progressiva deviazione verso Ovest dei corsi d'acqua con conseguente dissimmetria tra i terrazzi in riva destra e in riva sinistra.

IL CELLINA
Il Cellina ha origine da tre corsi d'acqua che scendono dal Monte Cornagêt (2322 m), dal Monte Caserine (2309 m) e dal Monte Dosaip (2062 m) a Nord della località Claut (613 m). Percorre i primi chilometri con l'aspetto di un semplice torrente. Solo nei pressi di Cellino (511 m) acquista una cospicua portata d'acqua grazie anche all'apporto dei torrenti Settimana e Cimoliana. Quindi continua il suo percorso in strette gole e forre e, nei pressi di Barcis (409 m), si allarga e occupa l'ampio invaso artificiale. Dopo questo rallentamento nel suo corso si immette nuovamente in una stretta e profonda gola. Attraversa l'ultima barriera montuosa, che precede la pianura, e sbocca nei pressi di Montereale Valcellina (317 m). Alla sua immissione nell'alta pianura scorre in un alveo ciottoloso che si allarga in un vasto cono sul quale le acque del Cellina si disperdono assorbite dalle ghiaie. Il corso del Cellina ha termine all'altezza di Vivaro, poco a Nord di Cordenons, quando confluisce nel Meduna (tra quota 89 m e 57 m).
Il bacino idrografico, formato essenzialmente da rocce calcareo-dolomitiche e da dolomia che risalgono al Triassico/Cretacico, ha una superficie di circa 449 kmq. Le rocce arenaceo-marnose sono scarsamente presenti e si rinvengono nei pressi di Bracis e Claut.
Il bacino del Cellina è stato influenzato, più di quello del Meduna, dai ghiacciai del Quaternario. Tracce di questo passaggio si osservano negli accentuati profili trasversali delle valli (ad U) e nelle numerose rocce arrotondate e levigate.
Due aspetti che confermano come potenti lingue di ghiaccio, dello spessore di circa 700-800 m, siano arrivate a lambire la pianura pordenonese. Manca però un apparato morenico frontale.

IL MEDUNA
Il Meduna ha origine da due piccoli torrenti delle Prealpi Carniche: il primo, Canale Grande, nasce dal Monte Burlaton (2107 m); il secondo, Canale Piccolo, sgorga dalla Forcella Caserata (1495 m) alle pendici del Monte Dosaip (2062 m). I due corsi d'acqua si uniscono in località Selis (623 m). Presso Meduno (quota 323 m) il torrente sbocca in pianura e la attraversa in direzione NW-SE con un alveo profondamente infossato nelle sue alluvioni. Poi si rivolge verso Sud e, presso Tesis (168 m), riceve le acque del torrente Colvera. Quindi il suo corso si disperde su di un ampio greto ghiaioso che si unisce, a Sud di Vivaro (138 m), con quello del Cellina.
Data la scarsa portata d'acqua e la fortissima permeabilità del substrato ghiaioso, le acque del Meduna si esauriscono normalmente già all'altezza di Arba (210 m) pochi chilometri dopo il suo sbocco nell'alta pianura.
Dopo la confluenza con il Cellina piega verso SW ed i rii di risorgiva, che scaturiscono a Cordenons presso l'unghia della conoide, alimentano il Meduna
Da qui il suo scorrere inizia ad infossarsi nelle alluvioni sabbioso-argillose della bassa pianura e nelle vicinanze di Prata di Pordenone (18 m) riceve le acque del Noncello. Il corso, rivolto a Sud, si fa ancora più meandriforme fino alla confluenza nel Livenza nei pressi di Ghirano (13 m).
Per la diversità dei territori che attraversa il Meduna erode vari tipi di rocce e di suoli: nel suo bacino montano rocce prevalentemente dolomitiche e calcareo-dolomitiche; nell'alta pianura sedimenti di origine ghiaiosa mescolati e compattati con le alluvioni argillose del Würmiano e del Postglaciale; nella bassa pianura depositi argillosi e sabbiosi. Il ghiacciaio würmiano, che si formò nel bacino del Meduna, non ci ha lasciato molte testimonianze in pianura perché si arrestò a circa 4 km dalla pianura.
Giudizio I “Magredi” sono un vasto territorio ad Est di Pordenone con peculiarità geomorfologiche e naturalistiche. Rappresentano una parte del grande conoide alluvionale calcareo-dolomitico del Cellina-Meduna, la cui testata presenta terrazzamenti e profonde incisioni fluviali (si veda anche il geosito Terrazzi fluviali di Solimbergo) ed ha una pendenza rilevante (circa 15%). L'unghia è formata da materiale più minuto ed attenua rapidamente la pendenza fino al 6% raccordandosi con la Linea delle Risorgive.
Commenti aggiuntivi
Dato che l'area dei Magredi è di quasi 500 quadrati, il geosito è rappresentato da un punto.
Per i loro originali contenuti naturalistici ed importanza ambientale sono stati recentemente inseriti nell'elenco europeo dei “Siti di Importanza Comunitaria”.
Bibliografia
ASSOCIAZIONE ITALIANA INSEGNANTI DI GEOGRAFIA, a cura di, (1997) - Magredi e Risorgive nel Friuli Occidentale. Atti del I Convegno di Studi sul territorio della Provincia di Pordenone 20-21-22 maggio 1997. Associazione Italiana Insegnanti di Geografia. Sottosezione di Pordenone, Friuli-Venezia Giulia, 203 pp.

MARINELLI O. (1922) - Atlante dei tipi geografici desunti dai rilievi al 25.000 e al 50.000. 78 Tavole con notazioni. IGM. Firenze (Ristampa anastatica).

MARTINIS B. (1993) - La storia geologica del Friuli. La Nuova Base Editrice.