Grotta del Mitreo

Coordinate GB X: 2411021.00000 Y:5071050.00000
Quota Min: 42.00 Max:49.00
Località CARSO TRIESTINO
Fotografie Fotografie e schemi del geosito
Grado di interesse Regionale
Interesse primario Storico,Geomorfologia
Interesse secondario Carsismo
Esposizione naturale Si
Esposizione artificiale No
Geosito panoramico No
Visibile da lontano No
Accesso A Piedi (Facile)
Periodo di visita Tutto l'anno.
Note La visita è concessa solo agli studiosi.
Stato di conservazione Buono
Tipo Paesaggio Paesaggio del Carso e della Costiera Triestina
Tipo Amb. Paesaggistico Carso Triestino
Note vincoli zonazione Sottoposta a vincolo archeologico.
Proposta tutela Superflua
Descrizione del degrado
Descrizione
La grotta si trova in una piccola dolina dalle pareti scoscese all'altezza del cimitero di Duino e di S.Giovanni al Timavo, 50 m a monte della superstrada .
Scoperta nel 1963, la grotta era ingombra di pietrame di grosse dimensioni che in qualche punto giungeva a toccare la volta.
Dato che la grotta era ubicata in un'area nota per la presenza di vestigia romane, venne iniziato lo sgombro del materiale detritico rinvenendo numerosi resti archeologici tardoromani, tra i quali un pilastrino con un'iscrizione incompleta, vari frammenti di bassorilievo, resti di vasellame, numerose lucernette e 98 monete, in parte non classificabili per lo stato di deterioramento, e una pietra cubica di 50 cm di lato, che rappresenta con tutta probabilità l'ara sulla quale avevano luogo i sacrifici. Constatata l'importanza dei ritrovamenti i lavori vennero sospesi e ne fu data relazione alla locale Soprintendenza ai Monumenti, Gallerie ed Antichità che riprese gli scavi senza però trovare reperti significativi; si rinvennero ancora alcuni piccoli frammenti della stele votiva ed altre monete, non diverse da quelle già raccolte. Tutto il materiale archeologico fu portato nel Museo di Aquileia. La cavità è stata sistemata ricostruendo il tempietto con i calchi delle lapidi, delle arette e dei due banconi laterali, per cui oggi risulta essere l'unico Mitreo in cavità esistente in Italia e quindi costituisce una rarità.
Gli oggetti messi in luce hanno permesso di stabilire che la cavità ospitava un tempietto ipogeo dedicato al Dio Mithra, il cui culto si era diffuso nell'Impero tra la metà del III e la fine del IV secolo e le monete raccolte, tranne una più antica, si riferiscono appunto a tale periodo.
Al di sotto dello strato romano si estende un deposito preistorico intaccato con il livellamento del suolo all'epoca dell'adattamento a luogo di culto; i residui del cocciopesto che costituiva la pavimentazione inglobano infatti qualche resto ceramico dell'età dei castellieri.
Con l'avvento del Cristianesimo e la proibizione dei culti pagani il tempio venne abbandonato e forse anche devastato e sulle rovine andarono a depositarsi, in quindici secoli, detriti e terreno organico.
Nel corso della prima guerra mondiale tutte le cavità della zona subirono adattamenti di vario genere, ma fortunatamente la caverna venne a trovarsi, sia pur per pochi metri, al di là della linea difensiva austriaca che correva lungo la vicina ferrovia, sfuggendo in tal modo alla devastazione a cui andarono incontro altre grotte di interesse preistorico, come la Grotta Fioravante (411/939VG) e la Grotta di Visogliano (80/414VG).
Negli anni 1971 e 1972, l'Istituto di Antichità Alto Adriatico effettuò nella parte meridionale della cavità un altro scavo, questa volta nell'intento di acquisire cognizioni sul deposito preistorico, la cui esistenza era stata accertata nel corso delle precedenti indagini. La successione stratigrafica ed i reperti risultarono analoghi a quelli messi in luce in altre grotte del Carso triestino e non furono rinvenuti quei livelli paleolitici che la particolare situazione della cavità aveva fatto ritenere probabili; la trincea ora si esaurisce in uno strato di crostoni stalagmitici ed argilla sterile alla profondità di circa 3m.
Gli scavi praticati nella cavità hanno mutato radicalmente l'aspetto della medesima. Ne è risultato un ambiente più spazioso, ma con il materiale di scarto sono stati ostruiti molti passaggi laterali sotto parete, nei quali era possibile avanzare per un buon tratto in varie direzioni; la volta soprastante l'imbocco, giudicata pericolante, è stata fatta crollare con le mine, ottenendo così anche una maggiore illuminazione dell'antro.
Attorno all'ingresso è stato eretto un recinto munito di un cancello per evitare gli scavi abusivi e le chiavi sono custodite dalla Soprintendenza.
Giudizio Cavità (n. Catasto grotte FVG 1255/4204VG) che si apre nel Carso Classico ed è sottoposta a vincolo archeologico. Possiede peculiari caratteristiche geologiche, geomorfologiche, idrogeologiche.
Commenti aggiuntivi
L'ingresso della cavità, soggetta a vincolo archeologico, si trova in un'area sottoposta a Vincolo Idrogeologico nonché appartenente ad un Sito di Importanza Comunitaria e ad una Zona di Protezione Speciale.
Bibliografia
www. catastogrotte.it