Delta-conoide di Dierico

Coordinate GB X: 2376505.61210 Y:5152878.86210
Quota Min: 583.00 Max:764.50
Località Dierico
Fotografie Fotografie e schemi del geosito
Grado di interesse Regionale
Interesse primario Didattico,Geomorfologia
Interesse secondario Sedimentologia
Esposizione naturale Si
Esposizione artificiale No
Geosito panoramico No
Visibile da lontano Si
Accesso Automobile (Facile) - A Piedi (Facile)
Periodo di visita Generalmente tutto l'anno.
Note Dai ripiani di Dioor si coglie una panoramica sui resti del delta-conoide sul quale si è sviluppato Dierico. La viabilità locale ne consente la risalita e il rapido attraversamento.
Stato di conservazione Buono
Tipo Paesaggio Paesaggio Alpino
Tipo Amb. Paesaggistico Canali della Carnia
Note vincoli zonazione Geosito sottoposto parzialmente a Vincolo Idrogeologico.
Proposta tutela Consigliabile
Descrizione del degrado
Descrizione
Risalire la valle percorsa dal Torrente Chiarsò e fermarsi di fronte a Dierico, pochi chilometri prima di raggiungere Paularo, è come risalire il tempo fermandosi intorno a 5-10.000 anni fa. All'altezza del ponte che attraversa il Torrente Chiarsò e porta verso la borgata Dioor, si scorge il paese di Dierico. E' situato sulla sponda sinistra del fiume, alla confluenza con il Rio Mueia. E' sopraelevato di una quarantina di metri sul fondovalle. Ripide scarpate erosive separano l'abitato dal greto dei due corsi fluviali. Osservando meglio si nota che tutti gli edifici del paese sono distribuiti su un piano che inclina regolarmente verso Ovest. E' una superficie che immerge verso il fondovalle del Torrente Chiarsò e che due scarpate erosive fluviali interrompono bruscamente. Se la causa della prima va cercata nelle erosioni del Torrente Chiarsò, il motivo della seconda è da attribuirsi alle erosioni prodotte dal Rio Mueia. Le due incisioni torrentizie si sono formate contemporaneamente e sono entrambe il risultato di una propensione all'erosione sviluppata dal reticolo idrografico locale.
Il sito, osservato dal ponte sul Torrente Chiarsò, presenta dunque due tipi molto diversi di evidenze morfologiche: a) una superficie inclinata di circa 10° che delimita un accumulo originariamente a forma di ventaglio (conoide); su di essa si distribuiscono gli edifici che formano Dierico; b) una serie di scarpate formate dall'approfondimento erosivo del Torrente Chiarsò e del Rio Mueia che, incidendo e asportando gran parte del materiale che formava il conoide, lo hanno profondamente modificato, pur senza renderlo irriconoscibile.
I depositi e le successive erosioni sono riferibili al ?tardo – post-glaciale, dato che altrimenti i transiti glaciali ne avrebbero irrimediabilmente cancellato le forme. Osservando infine i caratteri del deposito, visibili lungo fronti di cedimento e/o di incisione, si ottengono dati utili alla ricostruzione del passato prossimo di questo particolare sito. La superficie del conoide racchiude delle ghiaie sabbiose deposte in strati e banchi inclinati all'origine. La potenza complessiva del deposito supera i 70 m. Sotto ad esse in profondità si incontrano spessori consistenti (oltre 10 m) di sabbie lacustri. Verso Sud, esternamente all'area del sito, le stesse passano a limi laminati di fondo lago. Con questi dati è possibile ricostruire il significato del sito di Dierico.
Dopo il completo ritiro dei ghiacci würmiani dal Canale d'Incarojo (v. geosito Esker di Dierico), poco meno di 20.000 anni fa, l'intero settore tornò sotto l'influenza delle acque superficiali. I versanti vallivi deglaciati, liberati in tempi rapidi dai ghiacci e dalle relative pressioni da carico, svilupparono una propensione al franamento. Un cedimento particolarmente voluminoso del versante sinistro, in località Bosco Bandito di fronte al paese di Trelli, sembra essere stata la ragione dell'improvviso bloccò dei deflussi del Torrente Chiarsò e dei suoi affluenti. Nell'alto Canale d'Incarojo si formò un lago da sbarramento, stretto e allungato. Paularo si sarebbe venuto a trovare al limite estremo settentrionale dell'invaso, Dierico invece, a metà lago, in corrispondenza dell'immissario Rio Mueia.
I detriti trasportati da questo rio si riversarono copiosi nel lago, congiuntamente agli apporti solidi del Torrente Chiarsò. Distalmente si accumulavano le particelle più fini (limi), in posizione intermedia le sabbie di fondo lago e infine, presso il perimetro lacustre, le ghiaie deltizie. Queste ultime avanzavano progressivamente verso il centro del lago. Ne spostarono le rive, probabilmente fino quasi a colmarlo, trasformandolo in un largo alveo ghiaioso.
Gli apporti ghiaiosi della vallecola del Rio Mueia avevano finito col dare corpo e forma a un poderoso ventaglio di detriti (delta-conoide lacustre), debolmente inclinato e immerso in quello che era stato il Lago di Paularo. Un lago profondo ma effimero che una volta colmato sarebbe apparso come una valle fluviale col fondo ghiaioso e piatto. Dati i tassi di sedimentazione elevati il riempimento del lago dovette completarsi in poche migliaia di anni collocati, in mancanza di datazioni precise, tra 15.000 e 5.000 anni fa (limiti estremi massimi).
Il delta-conoide sul quale sarebbe sorto Dierico era pronto. Mancava solo l'azione erosiva che l'avrebbe portato ad assumere l'aspetto attuale. Il processo di incisione che seguì, di lì a pochi secoli dal riempimento del lago, fu la logica evoluzione successiva al riempimento di un invaso lacustre. Il corso fluviale, sostituitosi alla superficie del lago, si riversò oltre l'ostacolo di frana formando una corrente dotata di forte potere erosivo. L'erosione regredì rapida verso monte, incidendo il riempimento lacustre in profondità. I corsi fluviali si riportarono in breve tempo (bastano anche solo pochi anni in casi come questi) alle quote alle quali scorrevano prima della formazione del lago.
Tanto il Torrente Chiarsò quanto il Rio Mueia assecondarono la propensione erosiva incidendo con facilità i depositi - ghiaie, sabbie e limi - da essi stessi accumulati tanto come riempimento lacustre quanto come delta-conoide. Nella zona di Dierico l'erosione ebbe carattere più lineare che areale. Questo favorì la preservazione di parte del delta-conoide lacustre. Per la sua posizione sopraelevata e per la favorevole esposizione degradante verso il fondovalle, alcune migliaia di anni dopo, fu scelto per l'insediamento antropico che col tempo portò all'origine del paese di Dierico.
Giudizio Il Canale d'Incarojo, a Nord di Tolmezzo, è una valle modellata dalla forza dei ghiacci e cesellata da quella delle acque. Acque che, durante gli ultimi 20.000 anni, hanno sviluppato erosioni ma anche, a tratti, accumulato depositi per poi, come spesso avviene, inciderli e rimobilizzarli non senza lasciare profondi segni sul territorio. Tali segni di accumulo e di erosione prodotti dalle acque post-glaciali sono particolarmente evidenti a Dierico, nell'alto Canale d'Incarojo. Osservando con attenzione le forme del territorio su cui sorge il paese si ricava una storia geologica inaspettata.
Commenti aggiuntivi
Bibliografia
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