Dune di Belvedere - San Marco

Coordinate GB X: 2393049.25190 Y:5065580.68030
Quota Min: 2.00 Max:12.00
Località Belvedere - San Marco
Fotografie Fotografie e schemi del geosito
Grado di interesse Regionale
Interesse primario Geomorfologia
Interesse secondario Naturalistico,Paesistico,Sedimentologia
Esposizione naturale Si
Esposizione artificiale No
Geosito panoramico No
Visibile da lontano Si
Accesso A Piedi (Facile)
Periodo di visita Tutto l'anno.
Note Facilmente accessibile, anche a piedi, in quanto prossima alla Strada Statale 352 Cervignano-Grado.
Stato di conservazione Medio
Tipo Paesaggio Paesaggio della Bassa Pianura
Tipo Amb. Paesaggistico Bassa Pianura delle Bonifiche a Scolo Meccanico e dei Boschi Planiziali
Note vincoli zonazione La duna ubicata più ad oriente è minima parte Sito di Importanza Comunitaria e Zona di Protezione Speciale; in porzioni ulteriormente minore è anche Zona Umida. In gran parte è occupata da Boschi Planiziali e, subordinatamente a questi, da Prati Stabili. La duna ubicata più ad occidente in gran parte SIC e ZPS; parzialmente è occupata da Boschi Planiziali e Prati Stabili. Una modestissima e sottile fascia è Zona Umida. I due corpi ubicati tra le due dune maggiori non sono vincolati/tutelati.
Proposta tutela Consigliabile
Descrizione del degrado
Descrizione
Le dune di Belvedere e San Marco costituiscono un complesso morfologico articolato in una serie di rilievi costituiti da sabbie più o meno cementate (a volte con diffusi orizzonti petrocalcici ben formati) allineati grosso modo in direzione NE-SW o NNE-SSW, caratterizzati da diramazioni secondarie che proseguono per lunghi tratti all'interno della laguna di Grado, andando a formare le principali isole lagunari (Isola di Gorgo, Villanova, Volpera, Volperassa, Montaron, Isola dei Busiari, San Pietro d'Orio). Le dune raggiungono altezze comprese generalmente tra 2 e 12 m e si inseriscono in un ampio terrazzo morfologico inciso ai lati da antichi percorsi fluviali. I dossi principali sono caratterizzati, salvo rare eccezioni, da un'accentuata asimmetria, con pendenza maggiore verso Nord. Al momento non si conosce il periodo esatto della loro formazione che comunque sembra essere precedente all'Olocene: nel dettaglio, testimonianze archeologiche darebbero per certa una loro formazione ben prima dell'Età del Bronzo recente (1300-1500 a.C.) e datazioni con il metodo della termoluminescenza ne attesterebbero la loro esistenza prima dell'ultimo periodo glaciale del Würm.
Questi alti morfologici e, più in generale, tutti i rilievi che costellano la bassa pianura di Aquileia, sono stati e rimangono tutt'oggi, uno dei più discussi e controversi problemi geologici dell'area costiera del Friuli Venezia Giulia. Nel passato queste alture, data la loro posizione alle spalle della laguna, la loro rilevante altezza nonché manifesta alterazione pedologica (petrosuoli petrocalcici), sono state interpretate, in modo abbastanza univoco, come cordoni litorali connessi ad una paleolinea di riva ubicata a tergo dell'attuale margine lagunare, avente direzione grosso modo E-W.
Recenti ricerche eseguite nell'immediato sottosuolo della terraferma e della laguna a cavallo tra le foci dei fiumi Tagliamento e Isonzo hanno messo in discussione l'esistenza di una paleolinea di riva più arretrata rispetto all'attuale. La caduta di questa ipotesi pone ovviamente una serie di problemi riguardanti soprattutto la genesi di questi depositi, ma anche la loro età e il ruolo che hanno avuto nella costruzione della piana aquileiese e, di conseguenza, nel determinare l'attuale configurazione della Laguna di Grado.
Da indagini sedimentologiche emerge una loro genesi fluviale; in questo caso il corso d'acqua artefice della loro costruzione dovrebbe aver percorso l'agro aquileiese inizialmente con direzione NE-SW, poi gradualmente NNE-SSW e infine N-S, migrando nel contempo sempre più verso Est, come attestato dalle divagazioni del PaleoIsonzo.
Un ipotesi che emerge da questi studi e confermata solamente da alcuni indizi di sismica del sottosuolo per la ricerca delle acque calde della Regione è quella di una loro natura tettonica a causa di un sollevamento recente dell'area, accompagnato da abbassamenti relativi ad Est e ad Ovest. Situazione questa già riscontrata più a Nord dell'area in esame sui rilievi di Variano, ecc. Infine, non è da escludere per alcuni o parte dei rilievi, una loro profonda modificazione antropica legata all'intensa attività fondiaria del territorio perdurata in modo discontinuo da almeno 2.000 anni.
Giudizio Le dune di Belvedere e San Marco costituiscono un complesso morfologico articolato in una serie di rilievi sabbiosi, alti generalmente tra i 2 e i 12 metri, inseriti in un ampio terrazzo morfologico inciso ai lati da antichi percorsi fluviali. Questi alti morfologici e, più in generale, tutti i rilievi che costellano la bassa pianura di Aquileia, sono stati e rimangono tutt'oggi, uno dei più discussi e controversi problemi geologici dell'area costiera del Friuli Venezia Giulia.
Commenti aggiuntivi
I limiti delle dune che costituiscono il geosito corrispondono a quelli riportati nella carta geomorfologica CGT.
Bibliografia
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